Friday, September 19, 2008

Quando l'argomento che interessa di più, in un blog che parla di banche e tecnologia, è l'elogio dell'ozio!

Non so bene cosa mi ha spinto a rifletterci...

Da un po’ di mesi, guardando i dati delle mie statistiche su Google Analytics, vedevo che in testa al gradimento delle persone che “incappano” nel mio sito c’è il post dedicato allElogio dell’Ozio.

Eppure ho sempre considerato che quel primo posto, nelle pagine più viste, fosse un evento incidentale, determinato da chissà quale fenomeno, il cui accadere esulava dalla mia capacità di comprensione.

L’altro giorno, come moltissimi altri giorni, il post era li, in testa alla classifica dell’ultimo mese, e grazie proprio ad un momento di tranquillità ci ho riflettuto su... “ma se è così, praticamente sempre, evidentemente non è una situazione occasionale?” (riflessione elementare Watson!). Mi sono preso la briga di verificare e così ho scoperto quello che non ero riuscito ad immaginare, ovvero che nell’ultimo anno, a parte chi “atterra” sulla mia homepage, la pagina più visitata è quella dedicata all’OZIO.

Ma come?” mi sono chiesto “con tutta la fatica che faccio per scrivere di banche, mercati mobiliari e tecnologia la mia pagina più vista è –l’elogio dell’ozio-?? “.

Ormai, preso dalla curiosità, sono andato a utilizzare i Webmaster Tools, con più attenzione, e anche li il risultato è lo stesso: la ricerca della parola “ozio” sulle pagine in italiano mi vede nono, sotto Beppe Grillo. Proprio nel post di su beppegrillo.it si tratta il medesimo tema, ovvero la forza rivoluzionaria del pensare che l’ozio non determina un’inutile perdita di tempo, ma consente di liberare le nostre migliori energie, spesso compresse dalla necessità di erogare potenza nelle nostre attività quotidiane, routinarie e poco qualificanti.

Insomma tanto sforzo per risultati modesti, quando invece è la riflessione che ci permette di stimolare le nostre più nascoste potenzialità cerebrali.

Quello che in fondo è successo a me questa mattina... un piacevole rallentamento delle attività, dopo un periodo molto intenso, mi ha fatto vedere con chiarezza qualcosa che avevo sotto gli occhi da sempre. Consiglio di leggere nel post la citazione della prefazione del libro di Tom Hodgkinson, una affermazione simpatica sulla eversività dell’ozio. Il lavoro infatti può diventare effettivamente metodo di controllo, non a caso all’ingresso dei campi nazisti si leggeva: Arbeit Macht Frei, ovvero Il lavoro rende liberi.

Se fossi un politico mi troverei già in polemica con il ministro Brunetta e la sua “guerra ai fannulloni”, ma certamente l’uso dell’ozio di cui parlo non è il “fancazzismo” istituzionalizzato di alcuni, quanto la capacità di fermarsi a riflettere per chi dedica molte energie al proprio lavoro.

In ogni caso... la riflessione che mi sono trovato a fare non è sulle ragioni dell’ozio o meno, ma su quanto questo tema interessa. Evidentemente il vortice lavorativo in cui ci sentiamo inseriti fa insorgere in molti il dubbio che qualcosa non va... allora prenderò in prestito un verso di Carboni: “ci stiamo sbagliando ragazzi...”.???

Sempre qualche giorno fa ho letto di una ricerca di Kelly Services, su insonnia e lavoro, ed i due fattori ahimè sono correlati, il 10% degli italiani soffre di insonnia, a causa del lavoro, e quindi evidentemente l’eccessiva determinazione nel lavoro provoca l’insorgere anche di una contrapposta richiesta di relax. Da questo dipende tanto interesse al tema dell’ozio?

Riflettendo sui temi usuali per questo blog qual’è l’atteggiamento più produttivo per il management di uno staff di professional? Spremerli come limoni (pratica rintracciabile in molte società di consulenza, spesso di derivazione anglosassone) oppure istituzionalizzare la “riflessione” come fa Google che, a meno a quanto dichiara, lascia i propri dipendenti liberi di avere del tempo libero da mansioni, per una certa parte del proprio orario di lavoro?

Per quanto mi riguarda la risposta è implicita nella domanda, anche se va specificato che non è un valore assoluto, ci sono momenti della nostra vita (lavorativa) in cui occorre rimboccarsi le maniche e pensare alla quantità di ciò che si produce. Poi ogni tanto occorre fermarsi a riflettere.

La reale difficoltà è capire dove è il punto di equilibrio...

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